riccardo's profileUna delle tane del LupoPhotosBlogListsMore Tools Help

Una delle tane del Lupo

July 28

Delizie per gli occhi

Sabato scorso sono stato ad una festa di compleanno. Ho rivisto i soliti amici e conosciuto persone nuove, anche se in questi casi si tende comunque a conversare con chi si conosce di già. A un certo punto è arrivata la figlia del padrone di casa, gran bella ragazza. Se penso qualcosa non mi trattengo dal dirla e se anche la cosa probabilmente si rivela nella maggior parte dei casi poco diplomatica mi consolo sapendo di non aver represso pensieri e sensazioni. Così, tranquillamente, ho detto al padre della ragazza: "Tua figlia ha un gran bel culo, complimenti per l'opera che tu e tua moglie avete realizzato". Considerando che ci conosciamo da un certo periodo di tempo, che sa come sono fatto e che a volte ho la delicatezza di un elefante in un negozio di cristallerie, penso che non se la sia presa per la mia battuta. O almeno lo spero.
Nei giorni seguenti, anche perchè ricordavo di aver letto qualcosa riguardo alle lamentele delle donne circa il fatto che siano considerate solo come "carne" o elementi d'arredo, ho riflettuto su quanto possano indignarsi sentendo una battuta come quella che ho fatto io. Il problema resta sempre lo stesso, l'eterno problema dell'interpretazione di ciò che si ascolta, della manipolazione, distorsione del pensiero o anche della superficialità e rapidità nel giudicare e tirare le somme.
 
In situazioni simili mi sono spesso sentito etichettare "maniaco" o "col chiodo fisso" solo per avere esternato il mio piacere nel vedere forme femminili. Allora, tra me e me, giusto per analizzare questi casi in cui è inutile provare a spiegare il proprio punto di vista perchè gli altri hanno già le loro opinioni precostituite e scontate, mi sono chiesto e risposto cosa significhi per me osservare un bel corpo.
 Notando il sedere della bella ragazza dell'altra sera non si è acceso in me il desiderio di possederla, non l'ho vista cioè come il classico pollo arrosto che sognano i protagonisti delle barzellette. La visione di qualcosa di bello, di armonioso, contribuisce al nostro benessere, al pari della musica, della pittura, dell'arte in genere. Vedere un paio di tette o un bel culo non innesca in me voglie strane, mi rende beato come se guardassi un bel tramonto. E allora perchè dovrei vergognarmi di questo? Perchè non posso riconoscere questi stimoli che appartengono alla parte naturale di me e che quindi sono spontanei? Perchè dovrei reprimerli? Penso che il piacere di guardare una donna sia pari al piacere che prova la donna nell'essere ammirata. E' per questo motivo che non interpreto come provocazione l'abbigliamento succinto molto di moda ai nostri giorni. Rimproverare una scollatura vistosa o rimproverare chi è attratto da una simile visione vorrebbe forse dire che è meglio usare il "burka", che avevano ragione i Talebani e questo, francamente, non mi trova per niente d'accordo.
April 11

Lato bianco... lato nero...

In questi giorni si è avuta l'ennesima dimostrazione di quanto incida la casualità nella vita. Se gli eventi imprevedibili contribuiscono a non rendere monotona la vita è altrettanto vero che possono renderla amara. Come in tutte le cose, ci sono due facce della medaglia, un lato bianco e uno nero. Il fare i conti con la realtà ci ricorda che sono tante, troppe, le variabili dovute al caso e che non ha molto senso fare programmi a lunga scadenza, quantomeno tenendo sempre in debito conto la possibilità che non si possa realizzarli. I racconti letti o sentiti in questi giorni hanno mostrato come per circostanze del tutto casuali alcuni sono sopravvissuti al terremoto e altri ne sono rimasti vittima. Ricordo di aver letto che la famiglia Rodriquez, nota per i cantieri che costruiscono aliscafi, sopravvisse al terremoto che distrusse Messina nel 1908 perchè, essendo nella casa di campagna, non potè rientrare in città la sera precedente al terremoto a causa del fatto che il cocchiere si fosse ubriacato. Un evento anomalo, bizzarro, anche sgradevole per certi versi, si rivelò il giorno dopo come un evento miracoloso che salvò la vita a un'intera famiglia. Lato bianco, lato nero, roulette russa con la vita. Il 6 di aprile, la stessa cosa è capitata a me. Tutta una successione di circostanze di se, se e se, ha fatto sì che io sia qui a scrivere e non al cimitero o, nel migliore dei casi, a pezzi in ospedale. Esco da casa, sono un po' in ritardo, vado al lavoro in moto. Prima scelta: destra o sinistra?, autostrada o strada cittadina? Scelgo l'autostrada, meno traffico, meno rischi, mi dico. E la nera signora ghigna di soddisfazione... Seguo la rampa di accesso in autostrada, mi ricordo di prestare attenzione a una curva traditrice, c'è della sabbia, rallento un po'. E la nera signora dice: bene... bene... Supero la curva, guardo negli specchi retrovisori, a quest'ora, le 7:30, la gente ha fretta, chi mi segue è impaziente di superarmi e per evitare che lo facciano qui mettendomi in pericolo accelero un po'. E' già la terza scelta, la nera signora ora ride... Corsia di accelerazione, sto per entrare in autostrada, guardo di nuovo negli specchietti retrovisori. In lontananza arriva un autoarticolato, potrei entrare, tanto è lontano, o è meglio se mi fermo e lo lascio passare? Già, ma se mi fermo quelli dietro sono capaci di tamponarmi, meglio entrare. E' la quarta scelta, stavolta la nera signora si contorce dalle risate... Accelero, entro in autostrada, guardo ancora negli specchi, il camion arriva più veloce di quanto pensassi e di quanto è consentito in questo tratto, entro in galleria, il camion mi affianca, vicino, troppo vicino. Mi rendo conto che accosta gradualmente a destra, mi sposto anche io ma sono ormai arrivato a sfiorare quasi il guard-rail. Il camion continua a stringermi, capisco che è finita, mi stritolerà tra sé e il guard-rail. La nera signora adesso è seria, concentrata, pronta a svolgere il suo ruolo... Sento un colpo, lo specchietto di sinistra si sposta e si rompe, il camion mi supera, io riesco a controllare la moto e a non perdere l'equilibrio. Cazzo, sono ancora vivo e intero, alzo il pugno e mando maledizioni a quell'idiota che non si è nemmeno accorto di quello che è accaduto, esco dalla galleria e prendo la rampa di uscita. La nera signora fa un smorfia di stizza e se ne va... Mentre percorro l'ultimo tratto di strada ripenso ai tanti SE: se fossi partito da casa prima, o dopo, se non avessi rallentato nella curva pericolosa, se mi fossi fermato nella corsia di accesso. Sono troppe le variabili e, in quanto numerose, sono poco importanti. Poteva essere il lato bianco o il lato nero, la vita è così, inutile starci troppo a pensare. Mi sono chiesto come mai avessi accettato lucidamente l'idea che tutto stesse per finire. Probabilmente per assenza di rimpianti o forse perchè tutto è successo molto in fretta. Boh, non era il mio turno, la nera signora aspetterà.
February 05

Il viaggio dei ricordi

E' nato all'improvviso, questo viaggio, generato da un lutto. Rapida valutazione della distanza da percorrere, consultazione bolletini meteo, scelta del mezzo di trasporto: il treno. Bagaglio essenziale, poche cose, la macchina fotografica, gli inseparabili attrezzi da officina portatile alla Robinson Crusoe. Ed eccoci infine in tre, io, mia sorella e mio fratello avviati nella risalita dell'Italia. Quando qualcuno che ti è caro viene a mancare è inevitabile che si inneschi immediatamente il meccanismo dei ricordi, come se si volessero fissare bene in mente tutti quei pezzi del nostro passato in cui era presente la persona che non c'è più, come un disperato tentativo di trattenerla con noi. Ma io so che non serve, ci ho riflettuto su tante e tante volte, quantomeno non è indispensabile farlo perché le persone che fanno parte del nostro mondo sono state, sono e saranno sempre dentro di noi. Ma il tempo deve pur passare, il viaggio è lungo, l'atmosfera è propizia e la mente spazia tra pensieri, sguardi distratti fuori dal finestrino, occhiate ai compagni di viaggio e sulle pagine del libro di turno che narra di viaggi in mare. Caspita! L'ultima volta che io e i miei fratelli abbiamo fatto un viaggio in treno è stato 30 anni fa. E' una strana sensazione quella che provo nel ritrovarmi in treno insieme a loro, di nuovo noi tre. Sembriamo quasi spogliati di tutte le cose accadute in questi 30 anni, sotto gli strati accumulati dal tempo mi sembra di rivedere me stesso e loro con l'affiatamento e la complicità di allora, la naturalezza dei gesti e delle parole di quando si è giovani e ancora privi delle cicatrici che il corso della vita regala. Questo viaggio è un viaggio nel tempo: è il viaggio dei ricordi.
November 21

Un ricordo e un regalo

In modo del tutto casuale, curiosando nel blog di un'amica, mi sono accorto che oggi è il compleanno di una persona che non c'è più. Non sto troppo a scervellarmi sul perché delle cose, sui casi della vita, se essi abbiano un senso oppure no. Sono ateo, non credo a disegni divini o altro, tuttavia la perdita di una persona che si conosce, specie se molto giovane, lascia dietro molta tristezza. E' sempre accaduto, accade e accadrà, ci si sente più o meno colpiti da un simile evento in funzione di quanto la persona venuta a mancare sia parte del nostro mondo.
  Mi colpì molto una frase detta da qualcuno circa il fatto che Maria avesse realizzato il suo sogno di essere madre ma se n'era andata senza poterne gioire, senza nemmeno saperlo.
 Una sera, pensando a ciò e quasi per gioco, scrissi una fiaba dedicata a lei e alla sua bimba. Adesso penso sia giunto il momento di trascriverla qui, prima mi sembrava inopportuno, indelicato. Oggi voglio che sia il mio regalo per Maria e per la sua Matilde.
 
 
 

La Farfalla Triste

 

C’era una volta il regno delle farfalle, abitato da tantissime farfalle di tutti i colori, che volavano spensierate tra i fiori. Ce n’era una, però, che non volava mai. Le ali variopinte chiuse, il capo chino, le antennine abbassate, lei si limitava a camminare per i prati con aria triste. Nessuno sapeva chi fosse. Era arrivata lì da poco tempo e le altre farfalle la guardavano con perplessità mentre si trascinava lentamente sulle sue zampine. Un pipistrello, che stava sempre appeso al ramo di un albero sotto il quale la farfalla passava spesso, si incuriosì e un giorno le chiese perché non la vedesse mai volare. La farfalla allora si arrampicò, lentamente, lungo il tronco dell’albero fino a raggiungere il ramo sotto il quale stava appeso il pipistrello e, con una vocina debole, quasi sussurrando, gli disse: “Non ho voglia di volare perché sono molto triste. Se vuoi ti racconterò la mia storia.” “Sì, mi interessa conoscere la tua storia” - disse il pipistrello – “raccontamela.”

 La farfalla sospirò, poi iniziò il suo racconto: “Sai, prima di giungere qui io non ero una farfalla, ma una principessa. Vivevo in un piccolo regno molto lontano. Il cielo era di un bellissimo blu, c’era quasi sempre il sole e tutti i giorni dal mio palazzo vedevo il mare. Ero felice, insieme al mio re, perché presto sarebbe arrivata una principessina. Il tempo passava e il momento tanto atteso stava per giungere. Ma un giorno una strega cattiva mi rapì e mi portò con sé nel regno delle ombre. Poi rinacqui farfalla e giunsi qui. E ora sono triste, perché penso alla principessina che avrebbe potuto conoscere la bellezza del regno in cui vivevo, sentire il rumore del mare, il fruscio delle foglie, il calore del sole, la bellezza di tutti i fiori colorati del mio giardino, e non ho voglia di volare.” Poi tacque e pianse e silenziosa ridiscese dal tronco. Il pipistrello restò colpito da quel racconto, pensò che avrebbe dovuto fare qualcosa per aiutare la Farfalla Triste, finché ebbe un’idea. La chiamò e le disse: “Voglio fare qualcosa per te. Aspettami stanotte, vicino al pozzo. Io ti raggiungerò.” La farfalla triste fece segno di sì col capo e si allontanò silenziosa, camminando come faceva sempre. Venne la notte e la farfalla raggiunse il pozzo. Dopo un po’ arrivò il pipistrello. Le disse: “Afferrati ben bene alle mie zampette, ti condurrò con me in un luogo lontano.” La farfalla ubbidì e il pipistrello volò. Fece un giro intorno al pozzo, poi ci si infilò dentro e scese, scese, sempre più in basso, fin dove non arrivava più la luce della luna. In fondo al pozzo c’era una grande caverna buia, e il pipistrello vi si addentrò. Attraversò una stretta fenditura nella roccia e volò instancabile, nel buio fitto, per ore e ore, con la farfalla sempre attaccata stretta stretta ad una delle sue zampette. Finalmente giunsero in riva a un grande lago, dalle cui acque tiepide si diffondeva un leggero chiarore. Il pipistrello disse alla farfalla: “Siamo quasi arrivati, adesso trattieni il respiro.”  Si tuffò nelle acque del lago e vi si immerse, per poi dirigersi verso una grande luce. Quando uscirono la farfalla stupita vide che erano usciti da una lacrima sul viso di una bimba. Lei guardò quella bimba ed ebbe come la sensazione di conoscerla. Poi, d’improvviso, capì. Guardando quel viso e quegli occhi capì che la sua vita non era stata inutile e smise di essere triste. Da quel giorno la farfalla cominciò a volare e non lasciò mai quel luogo in cui sentiva il rumore del mare, vedeva il cielo di un bellissimo blu e il sole che illuminava i variopinti fiori di quel giardino: il giardino di Matilde.

June 14

Al di là del tempo e dello spazio.

Torno a scrivere dopo una lunga pausa. Ritengo sia giusto seguire le proprie ispirazioni senza doversi imporre le cose. Adesso mi va di parlare del tempo e dello spazio.
Per superare le barriere dello spazio fisico ci sono oggi molti più mezzi di una volta, alcuni più efficaci ma meno "romantici", altri veloci fatti per un mondo sempre più di fretta, altri a misura d'uomo.
Il computer su cui sto scrivendo e la rete di Internet hanno esteso di molto la mia possibilità di conoscenza al punto che gli amici sparsi per il mondo conosciuti chattando sono più o meno quanto gli altri appartenenti alla mia vita di tutti i giorni. Eppure da anni viaggiamo nel tempo e non sempre ce ne rendiamo conto. In questi giorni ho aggiunto agli altri un nuovo amico, Marcel Bardiaux, che con la freschezza schietta del racconto dei suoi viaggi, con la sua ironia, mi sta facendo compagnia da un po' di tempo a questa parte. C'è solo un trascurabile dettaglio: il suo giro del mondo in barca a vela lo completò 50 anni fa, poi continuò a navigare in solitario fino ad 88 anni e infine morì due anni dopo.
 Eppure è come se mi parlasse adesso. Nel suo libro ci sono le stesse parole che scrisse allora; il suo racconto ha superato le barriere del tempo, 50 anni, e dello spazio (Francia-Italia) arrivando a me intatto, facendomi partecipe del suo mondo e del mondo che incontrò. Un libro non ha certo l'arroganza e l'invadenza degli altri mezzi di informazione più moderni, non è lui a cercarti, sei tu ad andare da lui, ti parla solo se e quando vuoi, e attua la grande magia di rendere insignificante il valore del tempo. C'è un'altra schiera di amici che si aggiunge alle altre, quella di coloro che per particolari circostanze sono in qualche maniera diventati immortali.
January 01

IL SENSO DEL NATALE

Ho ricevuto molti messaggi di auguri di buone feste con dentro le frasi più articolate, le rime, la ricerca dell'originalità per non sembrare banali. Al di là della forma ciò che conta e che chi fa gli auguri li fa con la sincera speranza che possano arrivare cose buone per sé e per gli altri. Io, con il carattere (schifosetto) che ho, preferisco augurare che, alla fine dell'anno, si possa riguardare all'indietro ciò che si è vissuto nei dodici mesi ed esserne soddisfatti.
 Veniamo adesso al senso delle feste, del Natale in particolare, visto con i miei occhi di quarantenne con dentro il ricordo degli anni passati. A casa mia, finchè è vissuto mio padre, ci si riuniva in tanti, sia la vigilia di Natale che la vigilia di Capodanno. Arrivavano per l'occasione anche i parenti che vivevano fuori Messina, era l'occasione in cui ci si poteva rivedere tutti. Mio padre ricordava che, i primi tempi in cui era fidanzato, si recava per le feste dal nonno di mia madre, il mio bisnonno Giuseppe, che invitava tutti a casa sua. Considerando che la sua era una famiglia numerosa, 10 figli se non ricordo male, tra figli e relativi coniugi o fidanzati e nipoti si formava un nutrito gruppo di persone.
Il mio bisnonno, prima che si iniziasse a mangiare, amava ripetere ogni anno lo stesso discorso:
 "Quest'anno siamo di nuovo qui riuniti, chissà se l'anno prossimo ci saremo ancora tutti..."  e proseguiva con i saluti e gli auguri.
A mio padre restò impressa quella frase, e lui stesso la ripeteva quando ogni anno ci riunivamo in casa mia. In quel momento ricordavamo anche chi non c'era più e, senza troppa tristezza, il ricordo di chi era venuto a mancare ce lo faceva sentire presente.
Le parole del mio bisnonno restarono impresse a mio padre, e il sentirle dire da mio padre le ha fatte rimanere impresse anche a me. Io ci vedo anche altro, in quelle parole. Il tempo passa inesorabilmente ed è bene tenerlo a mente sempre, per potere apprezzare al meglio il presente, la vicinanza delle persone finché esse sono intorno a noi. Perchè ciò sia possibile serve anche che si sia capaci di abbattere divisioni e rancori, di passare sopra agli inevitabili screzi che in tutte le famiglie portano ad allontanamenti, anche per molti anni se non addirittura per sempre. Da bravo "ateo-francescano" ,come mi piace definirmi, vedo un valore importante che potrebbero avere le feste natalizie: quello della prescrizione, dell'abbattimento dei vecchi rancori e del ritorno al piacere dell'incontro, della riunione, finchè questo sarà possibile nel tempo che ad ognuno resta da vivere. Ho avuto modo di assistere a un piccolo miracolo di questo genere, in queste festività 2007, e tanto è bastato perchè io possa tracciare un bilancio positivo di quest'anno. E anche se la fine di atteggiamenti freddi tra le famiglie di due fratelli a me cugini è un evento che mi tocca solo marginalmente, l'atmosfera di gioia e serenità si è respirata di nuovo, finalmente, dopo qualche anno di lontananza dovuto a un singolo episodio di litigio, quando finalmente è stato messo da parte l'orgoglio di ciascuno, applicata dunque quella "prescrizione" di cui parlavo prima, al di là di eventuali responsabilità di qualsiasi persona. Si dovrebbe avere la capacità, magari ogni due anni, di annullare i rancori dovuti a torti subiti o a torti fatti, azzerare tutto e mai più riprendere il discorso su tali eventi negativi, perchè quasi sempre le origini dei dissapori sono legate a singoli episodi che con un po' di buona volontà da ambo le parti possono essere facilmente superati. Un discorso a parte vale invece per gli screzi che nascono da incompatibilità caratteriali, da atteggiamenti di chiusura mentale e infantilismo negativo, quando invece proprio i bambini potrebbero insegnarci il modo di far pace dopo una lite furiosa. 
E' l'augurio che do a tutti, ai fidanzati, alle coppie sposate e non, ai fratelli, agli amici, ai tifosi delle squadre di calcio, ai protagonisti di faide a base di colpi di lingua o di pistola, di essere capaci di azzerare i rancori, al di là delle singole responsabilità, al di là della colpa e della ragione, di dare un gran bel calcio nel culo al proprio orgoglio, mettere da parte i diverbi per mai più citarli in futuro. E non è nemmeno poi così difficile, accidenti! Buone feste a tutti.
December 19

Teoria delle Sinusoidi

La Teoria delle Sinusoidi nasce dall'osservazione del mondo fisico che ci circonda e dai comportamenti umani. In natura tutto si svolge secondo un andamento alternativo (giorno-notte, veglia-sonno, caldo-freddo, luce-buio, vita-morte ecc...). Proviamo ad immaginare ciò come una linea sinusoidale, cioè come il serpeggiare di un fiume lungo il suo corso, solo però che la sinusoide ha un'ampiezza e una curva regolare.
 E' provato che ogni essere vivente è condizionato da queste escursioni naturali da un estremo all'altro, prima tra tutte le cadenze del giorno e della notte e le stagioni, e la sua vita si svolge in relazione a questo funzionamento del mondo in cui vive. Immaginiamo di tracciare con una matita una curva sinusoidale su un foglio di carta. Probabilmente ognuno disegnerà una curva simile nella forma ma diversa nella frequenza delle oscillazioni e nella lunghezza di ogni curva (in fisica la chiameremmo frequenza e lunghezza d'onda).
Proviamo ad immaginare la vita interiore di ognuno di noi posta lungo questa sinusoide. Ognuno avrà una propria ampiezza e lunghezza d'onda e, se provassimo a mettere vicine due di queste curve, noteremmo che in alcuni punti arriverebbero a toccarsi mentre per il resto ci sarebbero tratti di lontananza estrema e tratti mediamente lontani. In sintesi i tratti di avvicinamento delle curve rappresentano i momenti in cui ci si sente in grande sintonia con l'altro, i tratti in cui le curve sono lontane tra loro rappresentano i momenti di assenza di feeling. Vivere intensamente i momenti di vicinanza quando si presentano è la messa in pratica del cogliere l'attimo, del "carpe diem". 
 
I libri e gli scrittori che mi piacciono di più
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